Stefano di Miss Sixty non c’è più.

 

Avrei voluto scrivere “Stefano di Miss Sixty è morto” per aggiungere quel pathos aristotelico che fa molto telefilm americano ma poi ho pensato che fosse davvero troppo.

Il non lavorare più in un posto effettivamente è un po’ morire dentro un po’ come quando alla fine del liceo ci si ripromette di vedersi per uno di quei fantomatici caffè che rimangono appesi per anni.
Mi mancheranno il bar che sa già quello che prendi o il pezzo di margherita che viene già tagliato non appena svolti l’angolo e ti vedono da lontano, i saluti fra i colleghi con gli occhi assonnati dopo una notte brava e soprattutto la gente che ti chiama per nome.
Perché rompere la routine alla quale siamo abituati ci spaventa sempre.
Come quando prendiamo l’aereo e ci tolgono la terraferma da sotto i piedi, la routine è la nostra terra, il cambiamento ci fa quasi sempre paura.

Vado via conscio del mie possibilità e dei mie limiti, sapendo di aver spremuto ogni goccio delle mie forze, lasciando i problemi nella mia stanza quando ce n’è stato bisogno e sorridendo dal primo all’ultimo minuto.
Vado via più leggero, senza rimorsi e rimpianti ma rientro da questo viaggio carico di esperienze, valori e tanti tanti bei ricordi.

Ho capito che mi piacciono le persone. Non quelle stronze, sia chiaro. Non quelle che mettono il naso fuori dal portone di casa con la voglia di rompere il cazzo al mondo, non quelle che non hanno capito quel è la loro strada nella vita e non quelle che sono represse sessualmente ma le persone, quelle vere.
Ho ancora una volta avuto la conferma di essere curioso, la mia curiosità non ha limiti e parte dall’essere curioso come una scimmia urlatrice del Bogotà fino a picchi altissimi da signora paesana affacciata alla finestra perché ha sentito una sirena in lontananza.
Bene, ora ho capito di essere curioso anche delle persone.
Mi piace pensare che tutti, chi più chi meno, hanno qualcosa da insegnarmi e se proprio non hanno nulla da insegnare, qualcosa di bello da raccontare lo avranno sicuramente.

Sono contento di aver riso tanto e sono contento di aver strappato anche solo un sorriso a chi mi sta intorno perché di ritorno mi ha fatto sorridere dentro.

Sono contento di aver avuto la possibilità di lavorare in un posto dove ho conosciuto persone meravigliose che mi hanno divertito e che hanno reso più bello questo viaggio.

Sono contento che sia finito perché sono sicuro che ci sarà qualcosa di più bello e di più grande.

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