La routine è una brutta bestia.

Il cervello si sa, ha bisogno di stimoli sempre nuovi ed un modo semplice, efficace ed immediato è sicuramente quello di cambiare routine, rompendo gli schemi e facendo crollare le fondamenta su cui si basa quel circolo vizioso che si ripete ogni giorno senza fine.
Piccoli accorgimenti che dovrebbero fare la differenza: usare la mano non dominante per scrivere, lavarsi i denti o fare pipì, sedersi in un posto diverso a tavola o molto semplicemente cambiare dito scaccolatore da mettere nel naso.
Piccoli esercizi che dovrebbero dare una scossa al nostro cervello per far sì che neuroni diversi facciano a botte combinando qualcosa di buono.

Io oggi, dopo otto ore di lavoro e quattro di sonno, ho deciso di non prendere la metro per rientrare a casa, bensì il buon vecchio autobus.
Il mezzo pubblico per eccellenza, quello che odora sempre di cumino e patatine piùgusto San Carlo, tanto valido, accomodante ed efficiente quanto caratteristico.

Mentre ero ammarato nel mio oceano di pensieri, dopo innumerevoli fermate, si spengono le luci, si blocca il frastuono del motore e PUF l’autobus si ferma per sempre.
L’autista dispiaciuto e con la faccia interrogativa ci fa scendere ed io in compagnia dei miei calli e delle mie vene varicose mi metto a camminare.

Ridendo.

Sotto la pioggia scrosciante.
Senza ombrello.
Con le Superga.

Una cosa l’ho cambiata, ora riesco a dire porcodio anche al contrario.

Ah, ero anche liscio. Stamattina.

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