La mia s’è rotta, mi dice che sono sempre nell’anno zero.
Riparatemela.
La mia s’è rotta, mi dice che sono sempre nell’anno zero.
Riparatemela.
Il piacere di farsi una frisella (friseḍḍ) è un privilegio che non dovrebbe essere negato a nessuno. La bellezza nel rituale, le semplici regole da seguire – e non in ordine sparso – ti fanno sentire subito a casa.
Il momento migliore e più importante è quello di quando si bagna la frisa, è così complicato raggiungere il nirvana della morbidezza della frisa che dovrebbero esserci dei corsi appositi con rilascio di certificato riconosciuto a livello nazionale.
Perché basta poco per strafare, ci metti più acqua del dovuto e la frisa sarà persa per sempre, sfracellata in un bagno d’acqua. Ad alcuni piace più dura, ad altri un po’ più morbida ma, in tutti questi anni, io ho capito una cosa: LA FRISA TE LE DEVI FARE DA SOLO. Un po’ come quando ti mettono il latte nella tazza della colazione, solo tu sai qual è la quantità giusta per avere l’equilibrio giusto fra nutrimento e gusto, solo tu conosci la proporzione giusta latte/cereali.
Subito dopo c’è il momento più delicato: la spruzzata di succo di pomodoro fresco.
È fondamentale capire che ci vuole prima di tutto ESPERIENZA. Non è semplice, non vi sognate di arrivare prepotentemente con un coltello in mano e tagliare in due il pomodoro. No, belli miei.
Il taglio deve essere preciso, quasi chirurgico. Non fino in fondo e sopratutto diametralmente opposto al picciolo. Ho raggiunto ottimi risultati anche facendo una X, come per le castagne.
In seguito si preme piano piano e si lascia fuoriuscire il succo direttamente sulla frisa.
Non con troppa veemenza, il rischio di farsi venire il pomodoro addosso è probabilmente il ricordo più brutto di ogni bambino pugliese. Ricordo ancora in maniera decisamente lucida quando un pomodoro bastardo mi venne in un occhio. Non ve lo auguro. Continua a leggere
Possibile che mai nessuno si chieda quanto siano strane tutte le campagne pubblicitarie di McDonald’s?
Le crociate su quanto tutto sia ottimo, tutto proveniente da filiere controllate, tutti i prodotti sono di prima scelta e tutti ridono come se avessero appena vinto al Gratta&Vinci: il pane è fragrante con i semi di sesamo appena raccolti e appiccicati grazie all’Attak sul momento, la cipolla è bio raccolta direttamente dal magrebino sotto casa, la carne è proveniente solo da mucche che fino a 20 minuti prima erano felici nei campi a fumarsi le canne, i pomodorini sono color rosso vermiglio lucidati dai bambini del Congo e l’insalata è così verde che se te la porti a casa e la ripianti ci metti su un business che te dico fermate.
Vi rendente conto che se tutto fosse davvero così non ci sarebbe bisogno di campagne pubblicitarie aggressive tanto quanto la pubblicità Coconuda con la Tatangelo durante Sanremo?
C’è un proverbio in latino di origine medievale che dice: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. Chi non ha nulla di cui giustificarsi, non dovrebbe mai scusarsi, affannarsi con così tanta verve cercando di giustificare il proprio operato senza che sia richiesto, il più delle volte rappresenta un’autoaccusa.
Magnatevi ‘na bella pasta aglio olio e peperoncino se proprio non avete nulla, non intossicatevi mangiando al McDonald’s.
Anche perché, non so se ve ne siete accorti ma dopo circa mezz’ora dopo essere usciti da un qualsiasi Mc, l’unica cosa che volete vedere è la tazza del cesso.
Il Grande Gatsby rappresenta sicuramente un esperimento cinematografico. Avere alle spalle altre tre trasposizioni cinematografiche di un romanzo vecchio ormai 100 anni non rende affatto facile la riuscita dello stesso.
A me personalmente è piaciuto e non poco.
Una fotografia PAZZESCA, tutto il film sembra girato in HDR con i colori così tanto vividi in grado di entrarti nel cervello. Un Di Caprio con una carica sessuale allucinante, trasuda sesso da ogni singolo poro e al posto degli occhi, ha due bei grandi cuori dell’oceano. Nick è sfortunato come Mia Martini nei suoi giorni no e ha le sembianze di Luca Laurenti (in Spider-Man era CIAO) mentre Daisy sembra la brutta copia anni 30′ di Jen di Dawson’s Creek. Questo per dire che senza Di Caprio questo film non avrebbe senso di esistere.
Costumi e scenografia dettagliatissimi, penso che i costumisti alla fine delle riprese siano morti o si siano suicidati. Luci in ogni dove, strass e piume, un spettacolo per gli occhi.
Una prima parte praticamente perfetta, pomposa e carica, ho rivisto il Luhrmann de il Moulin Rouge!, feste su feste e fiumi di alcol. Vai via dalla sala con la voglia di andare in giro vestito anni trenta come se nulla fosse.
Per poi arrivare ad una seconda parte senza quid, scontatissima e senza escamotage narrativi ma soprattutto PIATTA. Alcune parti sembravano prese da una qualsiasi soap opera peruviana passata su un’emittente televisiva regionale. “Digli che non lo ami più, digli che non l’hai mai amato” mixato a “Mio Dio che caldo in questa stanza”. Scene pessime. Ho avuto come l’impressione che alla fine del film si siano annoiati, una fine sconclusionata e quasi annoiata, risoluta in maniera imbarazzante. Continua a leggere
- “Po’” si scrive con l’apostrofo, pò accentato NON è italiano e il fiume si scrive Po. ”Po’” è l’abbreviazione della parola “poco” basta ricordare che l’apostrofo è come una lacrima, si mette quando qualcosa se ne va.
- “Perché” si scrive con l’accento acuto, ci vuole poco, devi solo premere shift.
- “Qual è” non si apostrofa, rappresenta un troncamento e non un’elisione.
- Dopo ogni segno di punteggiatura si inserisce lo spazio. Dopo il punto, per favore, anche la lettera maiuscola. Lo spazio va sempre dopo il segno di punteggiatura, mai prima, tranne per il trattino. Lo spazio – per indicare gli incisi – serve prima e dopo.
- I puntini di sospensione sono TRE.
- “Su qui e su qua l’accento non va, su lì e su là l’accento ci va”
- Su “va” l’accento non ci va MAI, su “da” ci va solo quand’è terza persona singolare dell’indicativo presente per distinguerlo dalla preposizione “da” e si apostrofa solo per indicare l’imperativo. STOP.
- “Sì” come particella affermativa si accenta sempre.
- “Affianco” è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare per esprimere qualcosa che è al lato di qualcosa, si scrive “a fianco”.
- “Accelerare” si scrive SEMPRE con una sola L.
- “Uscire” è un verbo intransitivo che viene usato in maniera transitiva, uscire non regge il complemento oggetto. Non puoi uscire le cose dalle tasche, dal frigo e dalla borsa.
Scrivere bene in Italiano è forse la cosa più sexy del mondo, fallo anche tu.
Sipario.